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San Gaudenzio, la Cupola di Novara

Pubblicato : Domenica, 18 Marzo, 2018 - 14:50

Vorresti sapere la storia della Basilica prima della costruzione della Cupola? Ecco il link: http://lecollinedimaggiora.com/it/san-gaudenzio-la-storia-sotto-la-cupola

 

Ogni città ha il suo monumento simbolo e, senza ombra di dubbio, il ruolo indiscusso di emblema di Novara spetta alla Cupola di San Gaudenzio. Entrando in città, sono molteplici i punti da cui si potrà ammirare la Cupola troneggiare benevola su Novara. Per ironia della sorte, il monumentale edificio è spesso più visibile da lontano rispetto alle vie del centro storico della città, sorgendo non già in una grande piazza o in un'ampia arteria cittadina, ma piuttosto in una stretta via.

La Basilica fu consacrata già a fine Cinquecento, anche se in realtà i primi lavori procedettero a rilento per oltre un secolo, a causa delle continue guerre e pestilenze. L'idea di un coronamento monumentale era ormai nell'aria da molto, ma solo nel 1825 si ebbero le condizioni ideali (specie economicamente) per un grandioso progetto. Nel 1840 la realizzazione venne commissionata all'architetto Alessandro Antonelli, che un paio di decenni più tardi creerà la sua opera più famosa: la Mole Antonelliana di Torino. Oltre alla costruzione della cupola gli viene commissionata anche il rifacimento della facciata; questo secondo punto però non verrà mai completato e verrà realizzata solo la porta in noce con rosoni e teste in ferro fuso.

In anni in cui stava prendendo piede l'architettura del ferro, Antonelli fa la scelta opposta: 2046 metri cubi di mattoni di provenienza esclusivamente locale. L'opera pesa 5572 tonnellate, esclusi gli arconi. L'impresa costituisce un unicum nella storia dell'architettura mondiale, e rappresenta una delle strutture più ardite dell'epoca. L'esterno della struttura è scandito da una geometria di vuoti e di pieni e da due colonnati che contribuiscono a dare la sensazione di ancora maggior slancio; si riesce inoltre ad intuire la successione di cerchi che compone la struttura e che gradualmente sale verso il cielo. La cupola è sostenuta da quattro copie di archi di muratura che vanno vanno ad innestarsi sui pilastroni d'angolo del presbiterio tardo-cinquecentesco.

Nonostante i lavori siano durati quasi 50 anni, completandosi ufficialmente nel 1887, l'opera non fu mai completata; nelle intenzioni dell'architetto la seconda cupola interna, che oggi appare bianca, sarebbe dovuta essere decorata con una serie di affreschi visibili dal basso. Analogamente anche i colonnati esterni dovevano essere arricchiti da una serie di statue.

In ogni caso la cupola è da allora vanto e orgoglio per tutti i novaresi, che l'hanno idealmente eletta a simbolo della città.

 

Ricette novaresi: Paniscia alla novarese

Pubblicato : Domenica, 11 Marzo, 2018 - 13:43

 

INGREDIENTI

300 g. di riso di qualità superiore (Baldo o Carnaroli)  •  50 g. di mortadella di fegato  •  50 g. di cotenne di maiale  •  1/2 Cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto  •  1 bicchiere di vino rosso corposo  •  brodo per bagnare il riso  •  1/2 verza  •  120 g. di fagioli secchi  •  1 gambo di sedano  •  1 carota  •  1 porro

 

Preparazione:

La sera prima mettere in ammollo i fagioli con le cotenne di maiale. In una pentola mettere i fagioli, le cotenne e 2 litri di acqua, con un trito di sedano, carota e porro; a metà cottura aggiungere la verza tagliata a listarelle, salare vil broso con moderazione. Preparare il fondo della paniscia tritando finemente la mortadella, il lardo e la cipolla, far rosolare con poco olio, aggiungere il riso, tostare, bagnare con il vino rosso, far evaporare e poi procedere come un normale risotto bagnando con il brodo contenente tutte le verdure, in cottura aggiungere anche le cotenne. Portare a fine cottura e servire con una macinata di pepe fresco.

 

San Carlone di Arona, storia di un Sacro Monte mai realizzato

Pubblicato : Domenica, 4 Marzo, 2018 - 20:43

Prima di iniziare a leggere l'articolo vuoi sapere cos'è il Colosso di San Carlo Borromeo? Ecco il link: http://lecollinedimaggiora.com/it/san-carlone-il-gigante-di-arona

 

Quando si ammira l'imponenza del San Carlone difficilmente ci si ferma a pensare alla sua storia e, non stupisce quindi che, in pochi sono a conoscenza che il progetto originale era molto differente da ciò che è arrivato ai giorni nostri.

Carlo Borromeo nacque il 1538 nel castello che sorgeva sulla Rocca di Arona, che sarebbe stato distrutto quasi tre secoli più tardi, da Napoleone. Oggi è considerato uno dei massimi riformatori della Chiesa cattolica del suo secolo, insieme a Sant'Ignazio di Loyola, nonchè anima e guida della Controriforma. Non stupisce quindi che nel 1610, solo 25 anni dopo la sua morte, venne proclamato Santo.

Suo cugino, Federico Borromeo, il cardinale di cui si parla anche nei “Promessi Sposi” e divenuto nel 1595 suo successore come Arcivescovo di Milano, volle che in Arona sorgesse un “Sacro Monte” che ne celebrasse l’eccezionale grandezza.
L’impresa del Sacro Monte aronese si inquadra nelle analoghe iniziative sorte nel clima religioso del Cinque e del Seicento, e che hanno lasciato notevoli testimonianze soprattutto a Varallo, Orta e Varese. Ed il progetto originale era davvero qualcosa di ambizioso e grandioso: quindici cappelle che salendo dal lago fino all’attuale piazza, narrassero visivamente per mezzo di statue e di affreschi gli avvenimenti più importanti della vita del Santo più altre quindici minori. Come coronamento finale di questo magnifico percorso, posti in cima alla colline alle spalle della Rocca, dovevano trovarsi infine la Chiesa e il Colosso.
L’idea del Sacro Monte ad Arona fu dell’oblato Marco Aurelio Grattarola, che intorno alla fine del 1612 la illustrava al Cardinal Federico Borromeo. Accolta senza riserve, già nel 1614 lo stesso Borromeo vi poneva la prima pietra nell’edificazione della chiesa, affidando prima il progetto generale dell’impresa a Francesco Maria Richini, e poi nel 1632 all’architetto Crivello.
Grazie a collette, legati, offerte di enti religiosi e di privati, i fondi furono piuttosto copiosi e nel volgere di pochi anni i lavori progredirono notevolmente. I problemi iniziarono solo in un secondo tempo. Proprio nel momento in cui la fabbrica stava prendendo slancio il Grattarola, sulle cui spalle gravava l’impresa venne a morire. La sua scomparsa, insieme con quelle del Cardinal Federico e del progettista del colosso, Giovan Battista Crespi detto il Cerano (architetto della Fabbrica del Duomo di Milano), causò la sospensione di ogni attività. Non fu estraneo il concomitante sopravvenire in quegli anni di guerre e pestilenze.
Nel 1642 quattro cappelle potevano ritenersi compiute ed altrettante a buon punto, mentre delle rimanenti erano cominciate le fondamenta e qualche braccio di muro. Attualmente ne sono conservate tre nella loro struttura architettonica. La prima è dedicata alla nascita di Carlo Borromeo, la seconda è dedicata alla rinuncia dei beni e al titolo e la terza appartenente all’undicesima cappella del progetto devozionale del Sacro Monte è dedicata all’istituzione della congregazione religiosa degli oblati.
Il colosso invece era ricoverato, a pezzi, nella chiesa e passerà ancora mezzo secolo prima che possa arrivarne la conclusione. Questo avvenne solo nel 1698, dopo che vi ebbero messo mano il pavese Siro Zanella e Bernardo Falconi di Lugano.
La situazione generale del Sacro Monte resterà immutata per quel che concerne le Cappelle, mentre sarà invece completata la Chiesa Maggiore su un progetto senza firma, che con tutta probabilità ricalca il primitivo disegno del Richini. Il tempio, al quale si accede da una duplice scala sui due lati, è a pianta circolare a navata unica, sovrastato da una cupola nella sua parte destinata alle funzioni. Nella volta è posto un grande affresco raffigurante la gloria di San Carlo. L’altare è di stile barocco, sul fondo della cappella una cornice con ornamenti floreali racchiude la pala che raffigura San Carlo in contemplazione. Ai lati dell’altar maggiore si diparte un anello di corridoio che circonda la cosiddetta “Camera dei Tre Laghi”, ricostruzione della stanza del castello della Rocca dove nacque il Borromeo.

 

 

San Carlone, il gigante di Arona

Pubblicato : Lunedì, 26 Febbraio, 2018 - 16:01

Vuoi sapere qualcosa di più sulla storia del San Carlone? Ecco il link: http://lecollinedimaggiora.com/it/san-carlone-di-arona-storia-di-un-sacr...

 

Camminando per la prima volta nel "Budello" di Arona, la stretta via del centro cittadino, non si penserebbe che, riparato dietro ad una collina, esista un gigante che veglia sulla città.

Il colosso di San Carlo Borromeo, detto anche più comunemente San Carlone, spicca in tutta la sua grandezza sulla collina a fianco della Rocca di Arona. Con i suoi 11,70 metri di piedistallo e e 23,40 metri di statua, misura complessivamente oltre 35 metri d'altezza. Dimensione che gli conferisce il prestigio d'essere la statua visitabile dall'interno più grande d'Europa (e la statua più grande in Italia in assoluto), e la seconda al mondo, alle spalle della sola Statua della Libertà.

Infatti una volta saliti sulla cima del piedistallo, si può visitare dall'interno il San Carlone, grazie prima ad alcuni gradini a chiocciola, ed in seguito ad una lunga e ripida scala alla marinara dotata di protezioni. Dalla testa del Santo si può godere di una fantastica vista sui dintorni e sul lago, guardando all'esterno grazie alcuni fori in corrispondenza di occhi, narici ed orecchie. Inoltre all'altezza delle spalle si aprono due finestre che permettono di godersi completamente il panorama circostante.

A volere la costruzione della possente statua fu il cugino di San Carlo, Federico Borromeo, il "cardinale" di cui si parla nei Promessi Sposi. In realtà il progetto che aveva in mente era molto più ambizioso: la statua doveva trovarsi alla fine di un percorso devozionale diviso in 15 cappelle dedicate alla vita del santo. Tuttavia il progetto del sacro Monte non venne mai interamente realizzato, e ad oggi rimangono visibili solo 3 cappelle. Tuttavia la statua colossale, che poi doveva rappresentare il pezzo forte, venne comunque costruita e conclusa nel 1698.

Il disegno fu di Giovanni Battista Crespi, detto "il Cerano" mentre gli scultori che la realizzarono furono Siro Zanella e Bernardo Falconi.

Notevole è il significato di questa imponente e maestosa statua che rende omaggio al beneamato Santo, rappresentandone il "gigantismo" nella fede. San Carlo sembra accogliere la gente con aria benevola e allo stesso tempo severa; con la testa leggermente china, il Santo benedice la sua città natale alzando la mano destra, mentre la mano sinistra regge il grosso codice degli atti della chiesa milanese. L’ossatura portante è composta da blocchi di pietra di Angera, mentre la statua è realizzata in lastre di rame battute a martello ed unite tra loro da chiodi e tiranti di ferro.

Grazie alla sua imponenza, per i tempi assolutamente avveniristica, fu insieme al Colosso di Rodi una delle due fonti di ispirazione per Eiffel e Bartholdi nella costruzione della Statua della Libertà.

Prima di concludere la visita è giusto dedicare ancora qualche minuto alla chiesa dedicata al Santo che si erge pochi metri più in là. Questo maestoso e sobrio edificio barocco del XVII secolo si compone di due parti, la prima dedicata alle funzioni, ed una seconda che racchiude la "Camera dei Tre Laghi", una ricostruzione della camera in cui nacque San Carlo Borromeo nel castello della Rocca di Arona. Ai lati dell'altare sono custodite le reliquie del Santo.

 

Villa Caccia

Pubblicato : Lunedì, 30 Ottobre, 2017 - 13:27

 

La ricchezza artistica ed archittetonica della nostra Italia è nota in tutto il mondo. Non vi è quindi da meravigliarsi se spesso alcune di queste bellezze restino quasi nascoste all'occhio del turista, pressoché sconosciute alle ondate del turismo di massa, e troppo spesso dimenticate anche da chi sul territorio ci vive quotidianamente.

Possiamo far rientrare in tale elenco la bella Villa Caccia, a Romagnano Sesia. Questa villa storica è opera dell'architetto Antonelli, famoso per le realizzazione della Mole Antonelliana a Torino, ma anche per la Basilica di San Gaudenzio a Novara ed il santuario di Boca. Costruita tra il 1842 e il 1844 fu realizzata seguendo le direttive delle Ville palladiane cinquecentesco ma, al contempo, salvando il più possibile del preesistente convento cappuccino.

Il risultato è qualcosa di monumentale: la facciata principale, racchiusa entro la corte, si presenta come un poderoso edificio quadrangolare scandito da finestre di stile ottocentesco piemontese, ingentilite da lesene ioniche che si affiancano a ciascuna apertura. Sul retro, invece, la facciata è ribassata a due soli piani ed ingentilita da un doppio porticato sovrastato da un timpano di stampo neoclassico. La bianca luminosità dell'edificio risalta tra la vegetazione di alberi secolari del Parco, che con i suoi 23.000 metri quadrati di alberi secolari, è stato dichiarato Giardino Botanico di Interesse Regionale.

E' sufficiente un colpo d'occhio per comprendere perché l'edificio venne costruito proprio qui, adagiata sul poggio Monte Cucco, e in posizione elevata rispetto alla cittadina di Romagnano Sesia. Dalla sua posizione domina infatti l'imbocco della Valsesia, consentendo verso nord la vista del massiccio del Monte Rosa e a sud una panoramica sulle colline e la pianura della "bassa" novarese.

Villa Caccia fino gli anni '50 restò di proprietà dei Caccia di Romentino, che la idearono come residenza di campagna. Oggi invece è sede del Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia, dov'è possibile fare un viaggio attraverso la storia, le tradizioni e la cultura materiale di Romagnano Sesia e del territorio circostante.

 

Santuario di Oropa: 4 motivi per visitarlo

Pubblicato : Martedì, 12 Settembre, 2017 - 21:55

 

Se vi trovate nel Biellese e avete una giornata libera a vostra disposizione (o anche solo qualche ora) forse dovreste valutare l'idea di visitare il Santuario di Oropa.

Non siete ancora convinti? Ecco 4 ragioni che protrebbero convincervi:

 

CICLISMO: Durante le giornate di bel tempo, è praticamente impossibile percorrere i 14 km che la separano da Biella, senza incontrare un discreto numero di cicloamatori. Con circa 700 metri di dislivello in una decina scarsa di chilometri e il 6,20% di dislivello medio, Oropa ha ospitato in ben 6 occasioni l'arrivo di tappa del Giro d'Italia. Specialmente le due edizioni degli anni '90 sono rimaste impresse nelle menti e nei cuori degli appassionati di ciclismo.

Nel 1993, in una delle ultime tappe di un edizione vinta dal campione iberico Indurain, vide proprio lo spagnolo andare in crisi sotto gli attacchi di un indemoniato Ugrumov, che non arrivò troppo lontano dal strappargli la maglia rosa, simbolo del primato. La tappa del 1999 invece, sarà per sempre ricordata come una delle imprese più belle compiute da Marco Pantani. Dopo una caduta di catena proprio prima dell'inizio della salita, che lo aveva attardato di una quarantina di secondi, il "Pirata" aveva dato vita ad una delle rimonte più impressionanti della storia del ciclismo.

 

PATRIMONIO CULTURALE e RELIGIOSO: che si arrivi in auto, moto o bici il risultato è il medesimo. Difficile non restare impressionati dal colpo d'occhio che si apre davanti allo spettatore. Quello del Santuario di Oropa è un complesso monumentale imponente, oltre che di inestimabile interesse artistico e religioso.

Il Santuario di Oropa è composto innanzitutto dal Chiostro con la bellissima Basilica Antica. Questa prima parte, semplice ed elegante, è risalente è al Seicento, come voto della città di Biella in occasione dell'epidemia di peste del 1599. Al suo interno si può ammirare la statua gotica della Madonna Nera, risalente al 1300. Oltre un imponente scalinata si apre invece la Basilica Nuova, monumentale edificio costruito a cavallo tra Ottocento e Novecento per venire incontro all'importante afflusso di pellegrini che vi giungeva.  La visita non sarebbe completa senza passare dal Museo dei Tesori e l’Appartamento Reale, dove attraverso 4 sale è possibile rivivere la storia del Santuario attraverso i secoli, l’Osservatorio Meteorosismico (visitabile su prenotazione), la Biblioteca ed infine gli edifici laterali dove sono state costruite le camere (oltre 300) adibite all’alloggio dei pellegrini.  Disseminate nell’area del santuario si trovano inoltre le dodici cappelle del Sacro Monte, costruite tra il ‘600 e il ‘700, che sono dedicate alla vita della Madonna. Nel periodo che va da Maggio a Settembre è inoltre possibile visitare il Giardino Botanico, che è Oasi del WWF, e che protegge e promuove la conoscenza della flora alpina.

 

MONTAGNA: il Santuario sorge in un anfiteatro naturale di montagne che lo circondano, le Prealpi Biellese. Per questa ragione è facile capire perché ogni giorno, molti turisti prediligano Oropa come punto di partenza di molte escursioni a piedi o in mountain bike.

Le due vette che si innalzano poco lontano, il Monte Camino ed il Monte Mucrone, oltre che mete di molte passeggiate e sentieri, sono raggiungibili in pochi minuti anche dai turisti più pigri, attraverso una funivia e una seggiovia.

 

CUCINA: anche se inserita come ultima motivazione, non è per questo la meno importante. La cucina del biellese è infatti particolarmente saporita e gustosa.

Come tipico delle località montane, queste sono zone di importanti salumi e formaggi, come la Toma e il Maccagno. Anche se senza ombra di dubbio la specialità regina di Oropa, è la polenta concia (o cunscia in dialetto), una tipologia di polenta molto cremosa, all'interno del quale è stato fatto fondere abbondante formaggio grasso e servita con il burro. Una vera leccornia da provare assolutamente.

 

Il Santuario di Boca

Pubblicato : Giovedì, 15 Giugno, 2017 - 16:43

 

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Boca fino a pochi decenni fa era pressoché sconosciuto ai turisti, anche a quelli che giungevano in zona attirati dai molti vini DOC e DOCG della regione. Il perché è chiaramente comprensibile. Questo complesso edificio, proclamato dalla Curia come basilica inferiore, sorge lontano da grosse arterie ed anche dallo stesso centro abitato di Boca, eretto lungo una strada secondaria, circondato quasi esclusivamente da boschi e vigne. Quello che colpisce maggiormente il visitatore è sicuramente questo sua caratteristica, questo suo essere un gigante che sorge nel bel mezzo del nulla. Appena svoltata l'ultima curva che arriva dal piccolo centro di Boca difficile non restare colpiti dalla sua imponenza, circondata da un clima di tranquillità e silenzio, ideale per il raccoglimento religioso.

La storia del Santuario è tanto lunga quanta travagliata.

Nel luogo dove oggi sorge l'edificio era stata eretta nel XVII secolo una piccola cappelletta, a ricordo di una digrazia: la morte violenta di due coniugi del luogo. La cronache del tempo ci raccontano che cominciarono avvenire alcuni avvenimenti miracolosi e tutte una serie di grazie, inattese guarigioni, come ancora oggi testimoniato dalla collezione di ex voto presso la Cappella.

Nel 1768 si decise così per l'erezione del Santuario, opera che però vedrà la sua definitiva realizzazione (quella che possiamo ammirare oggi stesso) solo circa un secolo e mezzo dopo. Dopo una prima costruzione pochi anni dopo, nel 1773, il santuario giunge al suo punto di svolta solo nei primissimi anni dell'800' quando giunge sul posto l'allora ventiduenne Alessandro Antonelli. Il celebre architetto, anni più tardi, diventerà celebre per le costruzioni della basilica di San Gaudenzio a Novara e la Mole Antonelliana di Torino.

L'Antonelli vuole un Santuario maestoso con un campanile alto 119 metri, una basilica lunga 45 metri ed alta 24 a tre navate, il giro dei portici correrà sui fianchi del tempio, fino a chiudersi, in un ampio cerchio,con al centro,la porta d’ingresso trionfale, all’inizio della grande piazza. Per tutta una serie di motivazioni che vanno dal gelo, alla mancanza di materiali ed acqua, fino ai moti insurrezionali del 1848, la grandiosa realizzazione va a rilento. Il completamento della struttura essenziale avverrà solo nel 1895, ad opera del figlio di Alessandro, Costanzo Antonelli, a seguito della morte del padre nel 1888. Le opere di abbellimento però verranno sospese a seguito di un evento catastrofico. Nel 1907 parte del santuario crolla in seguito ad un fortissimo nubifragio.

I lavori di riscostruzione ricominceranno solo nel 1914, completati nel 1918, ma con una struttura molto più modesta dei grandiosi sogni dell'Antonelli padre. Nella ricostruzione il Tempio avrà una sola navata con cappelle laterali, le colonne saranno intercalate da solidi pilastroni, si abbassa l’altezza totale di 10 metri. Questa lunga, lunghissima e travagliata storia è complice del suo aspetto finale di oggi: qualcosa di maestoso ma al tempo stesso in parte incompiuto e irrealizzato. Un enorme edificio neoclassico ancora in mattone, ad esclusione delle sole colonne del pronao, quest'ultime rivestite in pietra.

Pochi metri oltre il sorge un bizzarro edificio sviluppato in altezza ma pochissimo in larghezza, la Casa dei Venti, una sorta di villetta in stile neogotico, costituita soltanto da quattro piccole stanze ottagonali, poste su quattro piani differenti. La costruzione è coronata da un terrazzo.

Dal piazzale del Santuario e da quello del cimitero di Boca (qualche centinaia di metri più in là, in direzione Boca) è possibile concludere la visita con una passeggiata nei vigneti del Boca DOC. Parzialmente coperti alla vista dai boschi sorgono in realtà a pochi metri da qui e, in cima ad essi, è possibile ammirare una piacevole vista dei dintorni.

 

Visitare Orta San Giulio - 10 cose da non perdere

Pubblicato : Martedì, 6 Giugno, 2017 - 17:00

 

Piazza Motta: vero e proprio cuore del borgo medievale di Orta. Questa piccola piazzetta, completamente pedonale e di forma rettangolare, è circondata da tre lati dalle forme elegante dei suoi palazzi, mentre nel lato restante si affaccia sul lago, con una splendida vista sull'Isola di Orta San Giulio, che spunta dalle acque poche centinaia di metri più in là.

Il lago è separato dal resto della piazza da una doppia fila di aiuole, ospitanti una serie di alberi (castagni) che regalano alle panchine sotto di esse sia frescura che una vista mozzafiato. Una lunga fila di barche e battelli accompagna questo lato della piazza.

Alle sue spalle una serie di colorati ed eleganti facciate, sotto le cui arcate sono ospitati una variopinta schiera di bar, gelaterie, ristoranti, boutique e negozi di souvenir.

Nel lato più corto, posto a sud, chiude la piazza l'imponente Albergo Orta, purtroppo ormai da decenni abbandonato, mentre a nord sorge il vecchio Municipio: il Palazzo della Comunità.

 

 

Il Palazzo della Comunità: detto anche Palazzotto o Broletto. Sorto nel lontano 1582, qui il Consiglio dello stato-feudo Riviera San Giulio esercitava sia il potere legislativo che quello esecutivo.

Il piano terra ospita una serie di due-tre arcate mentre le sue facciate sono affrescate con gli stemmi di alcuni vescovi di Novara che si succedetterò nel governo della regione. Nella facciata a destra dell'ingresso invece troviamo lo stemma di Orta, con la sua scritta Hortus Conclusus (giardino chiuso) a sottilineare la propria indipendenza.

Nelle altre facciate si trovano alcune mediane, parzialmente rovinate dal tempo, ma dove è ancora possibile vedere i simboli dei mesi e le decorazioni.

Una piccola scaletta conduce al piano superiore, che ospita una grande sala impreziosita da un affresco barocco "la Madonna ed i Santi Francesco e Giulio". Per poter visitare questa sala è necessario avere un pizzico di fortuna, essendo aperta al pubblico solo in occasioni speciali come mostre e manifestazioni.

 

 

L'Isola di San Giulio: la leggenda vuole che questo piccolo isolotto fosse abitato esclusivamente da draghi e serpenti. Fu San Giulio, attraversato il lago navigando il proprio mantello, a scacciare queste creature e a fondare la prima chiesa nel IV secolo dopo Cristo.

L'isola è molto piccola, con i suoi 650 metri di perimetro, anche se vista dalle due rive del lago sembra più grande di ciò che realmente è, anche grazie alle ridotte dimensioni dello stesso lago e dal fitto numero di case e palazze che vi sorgono. San Giulio ospita un'antica Basilica ed un convento di monache di clausura. Piacevole il giro dell'isola, un breve viottolo a forma di anello attraverso cui si intravedono ville, giardini e scorci di lago.

 

La basilica di San Giulio: iniziata nel XII secolo e completata solo vari secoli più tardi, sorge nel punto dove (leggenda vuole) fu costruita la prima chiesa dell'isola voluta dallo stesso San Giulio. L'attuale basilica è di impianto romanico con tre navate con abside. Il portale ad arco, preceduto da un pronao a due colonne, è sormontato da una grande finestra. Dietro l'abside di sinistra si eleva il campanile a bifore e trifore, pregevole per i materiale e lo stile vicino al romanico-lombardo. Interessanti gli affreschi che rappresentano per lo più immagini di Santi; i dipinti sono stati realizzati dagli allievi di Gaudenzio Ferrari e dagli artisti della famiglia Cagnoli.

 

Sacro Monte: nel 2003 il Sacro Monte d'Orta, insieme ad altri 8 Sacro Monte sparsi tra nord Piemonte e Lombardia, è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità Unesco.

Creato oltre 4 secoli fa per volontà di Amico Canobio, questo ampio spazio verde proprio al culmine del promontorio di Orta, è dedicato alla vita di San Francesco. Attraverso 20 cappelle si ripercorrono gli avvenimenti salienti della vita del Santo, a partire dalla sua nascita fino alla morte e successiva canonizzazione. Il tutto con la presenza esplicativa di pannelli che, in tre diverse lingue, spiegano al visitatore l'episodio che le varie cappelle rappresentano.

Le prime sono più semplici e decorate con affreschi e sculture in terracotte; le ultime mostrano invece influenze barocche.

Al di là delle bellezze architettoniche molti turisti visitano il luogo per lo splendidio panorama sul lago e sull'isola che questo posto regala: una vera e propria terrazza da cartolina del lago.

Per questa ragione, nei weekend durante la bella stagione, è tutt'altro che raro assistere al passaggio di cortei matrimoniali uscire dalla bella chiesa romanica di San Nicolao.

 

 

Chiesa di Santa Maria Assunta: questa bella ed elegante chiesetta svetta in cima alla breve ma ripida "Salita della Motta", che dalla piazza Motta si arrampica in un ampia via interamente pavimentata in sasso. Questa chiesa, inizialmente costruita nel 1485 è stata poi completamente ricostruita nel XVIII secolo con ampi richiami barocchi. Al suo interno mantiene l'originario impianto tardo classico, arricchito da molti dipinti dei secoli XVII e XVIII, oltre ad una tela del Procaccini raffigurante San Carlo alla processione della peste di Milano. Uno degli esempi più esemplificativi del primo Seicento lombardo.

 

Salita della Motta: Via Albertoletti, più nota con il nome di salita della Motta, è una breve ma ripida strada completamente in sasso che da Piazza Motta, proprio di fronte al palazzo delle Comunità, porta e termina nella Chiesa di Santa Maria Assunta. In questi pochi metri infatti, oltre all'edificio religioso di cui abbiamo appena parlato, si trovano alcuni dei palazzi più belli di Orta.

Il tardo rinascimentale Palazzo Gemelli, che conserva decorazioni a fresco ispirate alla mitologia. Palazzo Penotti Ubertini, con la sua facciata neoclassica con due balconi ed un ampio portone, è Dimora d'Arte ed ospita svariate mostre d'Arte ed eventi culturali. Infine la cosiddetta Casa dei Nani, la casa più antica di tutto il paese (XIV secolo) che deve il suo nome alle quattro piccole finestrine che si affacciano sulla via.

 

Via Olina: via principale di Orta è suggestiva sia per i bei palazzi che l'affiancano (molti seicenteschi e settecenteschi) sia per la sua assoluta strettezza. In alcuni punti è ampia meno di un paio di metri. Questra strada ospita un'ampia serie di ristoranti, bar, gelaterie ed altri negozi che spaziano dai souvenir, alle specialità gastronomiche, passando dalle gioiellerie.

 

 

Palazzo Bossi: sede del Municipio, questo splendido edificio inganna il visitatore che lo ragginge dall'omonima via Bossi. Infatti nasconde il suo lato più bello all'interno, dove si apre in un bel giardino prospicente il lago. La terrazza sul lago permette una spettacolare vista sull'Isola, Pella e Madonna del Sasso. Vista catturata anche dalla statua in bronzo immortalato nell'atto di dipingere il panorama del lago. I giardini sono visitabili solo di giorno, fino alle 19.

 

Villa Crespi: oggi sede di un hotel e di un ristorante, entrambi di lusso, è un palazzo situato all'ingresso di Orta che spicca all'occhio del visitatore per il suo aspetto molto particolare. L'edificio, che trae ispirazione dagli edificili mediorientali, è in stile moresco. Cristoforo Crespi infatti, che lo fece costruire nel 1879, era rimasto affascinato dall'architettura dei paesi islamici. Ben visibile dalla strada l'ampio minareto che sovrasta l'intera struttura.